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Il trailer del cortometraggio “L’Aquila: la città imperfetta realizzato nell’ambito del del laboratorio di audiovisivi del progetto dell’Arci L’Aquila “Quale senso”.L’intero cortometraggio sarà proiettato l’8 luglio dalle ore 20.00 a Piazza d’Arti in Via Ficara.Hanno partecipato al progetto: Alessandro Pezzopane, Alessio Dattoli, Barbara Giuliani, Elisa Mancini, Giandomenico Riddei, Ludovica Raiola, Monica Pilolli, Natalia De Luca, Paola Bernardi,Tiziano Colicchia.Responsabile del laboratorio di audiovisivi: Francesco Paolucci

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Dopo due anni una raccolta delle nostre follie post sismiche.

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Dice che la nostra amica Erika è stata a Milano e, se qualcuno non ci credesse, ci ha inviato come prova una foto davanti al Duomo. Dice che purtroppo pure a L’Aquila i lavori vanno a passo d’uomo e, se qualcuno non ci credesse, può andare a fare una passeggiata in centro.

dice che milano

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Daniele De Tommaso: Voce Stefano Paolucci: Chitarra e voce Luca Benedetti: Basso Giacomo Biasini: Batteria 

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‎”L’umore di chi la guarda dà alla città la sua forma” Italo Calvino

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Su ilCapoluogo.com potete leggere l’articolo Le particolari vicende del dialetto aquilano: dal plurilinguismo al polimorfismo, fino a “dice che…” di Francesco Avolio e Teresa Giammaria, docente e ricercatrice dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Dopo un’introduzione storicolinguistica del nostro territorio si analizza il ritorno all’uso del dialetto nel post sisma, soprattutto nelle “piazze” virtuali, social network e, udite udite, il blog diceche.com. Vi anticipiamo solo che troverete citati alcuni vostri simpaticissimi “diceche”, e nel ringraziare gli autori vi invitiamo a leggere l’intero articolo qui.

Inoltre vi riproponiamo un nostro video di un anno fa: Ju dialettu aquilano:

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 Chi era Vittorio Arrigoni? Oltre le foto che circolano ultimamente su Facebook, oltre i video, oltre all’icona che inevitabilmente viene fatta di lui, c’è un uomo.

Sbagliato chiamarlo eroe, si rischierebbe di iscriverlo nella schiera dei troppi “eroi italiani” di guerra morti in Afghanistan o in Iraq che troppo spesso vengono esaltati in maniera postuma, da ministri della difesa iracondi, una volta morti e tornati in patria avvolti in una bandiera tricolore. Quando ormai è troppo tardi.

Per Vittorio Arrigoni poche cerimonie istituzionali, poche parole di politici di destra e di sinistra. Poca celebrità nei canali mediatici istituzionali. Il cordoglio, passato sui social network, è cosa di pochi.

Giuliano Ferrara, nel suo programma su Rai Uno “Radio Londra”, definisce l’italiano morto a Gaza così: “E’ evidente che la militanza di Arrigoni, la sua fede perfino, perché certamente era una fede, nella possibilità di affermare in quel modo, in quel luogo  e con quei compagni di lotta i diritti umani, era una follia, una follia utopistica, un’ideale in cui non si realizzava la piena umanità della pace, ma si realizzava quella umanità dimezzata che è per Hamas, per i padroni della striscia di Gaza invece una guerra dura e distruttiva contro il nemico sionista e anche questo faceva parte del linguaggio di Arrigoni”.

Come mai queste parole dure per Arrigoni da parte dell’informazione mainstream? Come mai solo il sentimento della “pietà” per Arrigoni da un certo mondo “intellettuale” della destra del nostro paese? Arrigoni cercava la pietà a Gaza? Come mai questa necessità di giustificare la sua battaglia come una lotta di una parte, una lotta dimezzata? Perché è da sminuire la morte di Arrigoni e come mai non si sente la necessità di parlare di lotta di parte o dimezzata quando cade un militare in Afghanistan? Come mai non vengono attaccati quegli interessi di parte che spingono l’Italia ad essere presenti in quei territori ad un prezzo altissimo: vite umane.

Come mai la morte di un ragazzo che rischiava, insieme ad altri, di prendersi una pallottola per fare da scudo umano ad altri esseri umani deve essere trattata in questo modo? Dove era necessario solo il silenzio, un fiume di parole a tentare una smitizzazione. Perché? A chi fa paura, non tanto la morte di Vittorio Arrigoni, ma la sua vita? A chi fa paura questo “mite pericoloso”.

Oltre Israele, oltre la Palestina, oltre i conflitti, oltre tutto. Perché la “fede utopistica” di Arrigoni deve essere demolita? Perché Giuliano Ferrara smonta la fede di Arrigoni mentre rimane in mutande per difendere le gesta del presidente del consiglio? Una domanda alla quale è difficile dare una risposta.

Oggi la salma di Vittorio Arrigoni tornerà in Italia e a Pasqua sarà celebrato il funerale.

Arrestati i tre integralisti accusati di averlo ucciso. Per loro la pena di morte.  

La madre Egidia Beretta, sindaco del paese, però, ha chiesto che non venga attuata l’esecuzione capitale per gli arrestati: “sono contro la pena di morte e anche il mio Vittorio lo era. Se la morte di Vittorio non porterà che frutti di pace e di speranza, quest’ altra morte non genererebbe che odio e violenza; se me ne compiacessi, come potrei, come potremmo continuare a ripetere il grido, l’appello, la supplica di Vittorio: Restiamo umani?”.

 

Di Francesco Paolucci

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Il 21 aprile 2010, un anno fa, in una Piazza Duomo allegra come ai vecchi tempi, nasceva Doma’:

Ecco anche un video di quella spensierata serata nel tendone, vi ricordate?

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INSERT COIN

 Uno spettacolo teatrale sull’arte, la cultura, il lavoro e molto altro ai tempi della crisi politica e della rappresentazione mediatica della realtà.Un racconto grottesco e metateatrale.Di e con Luca Serani e Francesco PaolucciCon Matteo di Genova, Valentina Franciosi, Antonio Iacobone.Regia Domenico Capanna.martedì 19 aprile 2011 Teatro Zeta L’Aquila

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Dice che all’Aquila sembra ogni giorno domenica. Dice che sono passati due anni e l’unico rumore che si sente nel cantiere più grande d’Europa è il silenzio. Dice che la giunta Cialente è stanca. Dice che il sindaco si è dimesso.  Dice che la giunta Cialente è compatta intorno al sindaco. Dice che il sindaco ha ritirato le dimissioni.  Dice che all’Aquila tutto è un enigma.

Dice che Onna è un paese vicino a Pepoli, cioè Popoli. Distano tra loro solo 52 chilometri. Dice che il Gran Sasso d’Italia dista da Pescara cinque minuti di macchina. Dice che a Pepoli con la scossa in Giappone si sono lesionate circa quindici case. Dice che l’Aquila sta in provincia di Sulmona.

Dice che l’Aquila dopo due anni ancora è vittima di false rappresentazioni mediatiche. Dice che i processi di Berlusconi si terranno a Forum, però sempre di lunedì. Dice che all’Aquila gli studenti fuori sede vengono trattati con i guanti bianchi: fumi una sigaretta e perdi l’alloggio nella casa dello studente e la borsa di studio; dici una parolaccia in sala mensa e come pena l’ostracismo.

 Dice che all’ospedale dell’Aquila stanno chiudendo reparti importanti e questo comporterà la chiusura di alcune specialistiche universitarie come ematologia e gastroenterologia. Dice che il sub commissario alla sanità Baraldi dice che “Sono convinta che questa riorganizzazione possa diventare un esempio anche per altre regioni italiane, comprese quelle del nord”.

 Dice che l’ospedale dell’Aquila era un ospedale che funzionava. Dice che all’ospedale dell’Aquila, però, arriva la metropolitana di superficialità. Dice che la metropolitana di superficialità non è mai stata completata e le rotaie sono interrotte dal cemento di nuove rotatorie. Dice che la metropolitana è costata tanti soldini europei e giace come un mostro lungo la città.  Dice che con la metropolitana di superficialità non ci fai nemmeno un metro, ma ci vinci le elezioni al modico prezzo di 20 milioni di euro. Dice che nel circondario aquilano per il piano colore delle case ristrutturate si sta prendendo come esempio Portofino e Manarola: giallo evidenziatore e fucsia i colori più gettonati.

Dice che devi sperare che il terremoto faccia dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.00, così se chiami “Linea amica” qualcuno ti risponde e ti da indicazioni su cosa fare. Dice che all’Aquila, dopo due anni, sono stati  tutti informati benissimo sul come comportarsi in caso di una nuova scossa consistente. Dice che tutti gli scongiuri sono concessi.  

Dice che tra poco arriva la zona franca per L’Aquila, però dopo quella di Lampedusa. Dice che ha appena fatto una scossa. L’avete sentita? Dice che Giuliani l’ha prevederà esattamente tra trenta secondi. Dice che quando ha fatto il terremoto in Giappone, molti aquilani hanno scritto su Facebook “Siamo tutti Giapponesi”. Dice che molti hanno risposto “A me basta essere aquilano”. Dice che non ci bastava il radon come gas: un bel metanodotto in zona sismica ci voleva proprio. Dice che il vicepresidente del CNR, a proposito del terremoto in Giappone, abbia detto “Le grandi catastrofi sono la voce terribile, ma paterna della bontà di Dio che richiama al fine ultimo della nostra vita”: ecco perché all’Aquila da dopo il terremoto ci sono due vescovi. Dice che sono passati due anni e dice che certi giorni ne sembrano venti, invece certi giorni sembrano essere passate due settimane. Dice che il silenzio, il 6 aprile, è d’obbligo, ma dice che già dal 7 aprile bisogna ricominciare a parlare dell’Aquila, della ricostruzione e della politica della ricostruzione.

Dice che bisogna parlare di lavoro, di commercio, di disoccupazione giovanile, di sanità e, se è possibile, qualche volta, anche di felicità. Anche perché, dice che, per come vanno le cose nel mondo, i Maya sono stati anche troppo ottimisti.

“Vox Pepoli, vox dei”. 

di Francesco Paolucci da Il Messaggero d’Abruzzo del 6 aprile 2011

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