
Chi era Vittorio Arrigoni? Oltre le foto che circolano ultimamente su Facebook, oltre i video, oltre all’icona che inevitabilmente viene fatta di lui, c’è un uomo.
Sbagliato chiamarlo eroe, si rischierebbe di iscriverlo nella schiera dei troppi “eroi italiani” di guerra morti in Afghanistan o in Iraq che troppo spesso vengono esaltati in maniera postuma, da ministri della difesa iracondi, una volta morti e tornati in patria avvolti in una bandiera tricolore. Quando ormai è troppo tardi.
Per Vittorio Arrigoni poche cerimonie istituzionali, poche parole di politici di destra e di sinistra. Poca celebrità nei canali mediatici istituzionali. Il cordoglio, passato sui social network, è cosa di pochi.
Giuliano Ferrara, nel suo programma su Rai Uno “Radio Londra”, definisce l’italiano morto a Gaza così: “E’ evidente che la militanza di Arrigoni, la sua fede perfino, perché certamente era una fede, nella possibilità di affermare in quel modo, in quel luogo e con quei compagni di lotta i diritti umani, era una follia, una follia utopistica, un’ideale in cui non si realizzava la piena umanità della pace, ma si realizzava quella umanità dimezzata che è per Hamas, per i padroni della striscia di Gaza invece una guerra dura e distruttiva contro il nemico sionista e anche questo faceva parte del linguaggio di Arrigoni”.
Come mai queste parole dure per Arrigoni da parte dell’informazione mainstream? Come mai solo il sentimento della “pietà” per Arrigoni da un certo mondo “intellettuale” della destra del nostro paese? Arrigoni cercava la pietà a Gaza? Come mai questa necessità di giustificare la sua battaglia come una lotta di una parte, una lotta dimezzata? Perché è da sminuire la morte di Arrigoni e come mai non si sente la necessità di parlare di lotta di parte o dimezzata quando cade un militare in Afghanistan? Come mai non vengono attaccati quegli interessi di parte che spingono l’Italia ad essere presenti in quei territori ad un prezzo altissimo: vite umane.
Come mai la morte di un ragazzo che rischiava, insieme ad altri, di prendersi una pallottola per fare da scudo umano ad altri esseri umani deve essere trattata in questo modo? Dove era necessario solo il silenzio, un fiume di parole a tentare una smitizzazione. Perché? A chi fa paura, non tanto la morte di Vittorio Arrigoni, ma la sua vita? A chi fa paura questo “mite pericoloso”.
Oltre Israele, oltre la Palestina, oltre i conflitti, oltre tutto. Perché la “fede utopistica” di Arrigoni deve essere demolita? Perché Giuliano Ferrara smonta la fede di Arrigoni mentre rimane in mutande per difendere le gesta del presidente del consiglio? Una domanda alla quale è difficile dare una risposta.
Oggi la salma di Vittorio Arrigoni tornerà in Italia e a Pasqua sarà celebrato il funerale.
Arrestati i tre integralisti accusati di averlo ucciso. Per loro la pena di morte.
La madre Egidia Beretta, sindaco del paese, però, ha chiesto che non venga attuata l’esecuzione capitale per gli arrestati: “sono contro la pena di morte e anche il mio Vittorio lo era. Se la morte di Vittorio non porterà che frutti di pace e di speranza, quest’ altra morte non genererebbe che odio e violenza; se me ne compiacessi, come potrei, come potremmo continuare a ripetere il grido, l’appello, la supplica di Vittorio: Restiamo umani?”.
Di Francesco Paolucci
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